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I Nostri Missionari

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Suore Orsoline del Sacro Cuore

SuoreOrsoline

I primi passi per dare inizio alla nostra presenza Burundi risalgono già al 1990.

Fin dall'inizio della nostra presenza in Burundi, la prima attenzione, il primo impegno è stato quello di porre una particolare attenzione per l'istruzione dei bambini e dei ragazzi.

A tutt'oggi il Centro Educativo dedicato a Madre Margherita Lussana, cofondatrice dell'istituto vede la presenza di bambini che frequentano la scuola materna e la scuola primaria.

Le nostre suore sono inoltre impegnate nelle carceri degli adulti e in quella dei minori, nella visita agli anziani e all'attenzione verso i poveri tra i più poveri.

“AKABABAJE UMUTIMA KAZINDURA AMAGURU “
(proverbio burundese)


“Ciò che il cuore desidera ardentemente
mette le gambe in movimento”

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Suor Lucia

Suor Lucia

Sono Adelaide Fornari e sono nata nel 1987 ad Asola. Da qualche anno faccio parte di una congregazione, nata il 21 settembre 2011 nella città di Luzk in Ucraina. Si chiama Congregazione della Divina Provvidenza. La nostra missione si può riassumere in tre punti: 

  1. la lotta all'ignoranza nelle cose di fede. 

  2. la diffusione e l'insegnamento del Santo Timor di Dio, che non è altro che un profondo rispetto e amore per Dio, che ci chiama a sfuggire da tutto quello che ci separa da Lui; e cosa ci può separare dall'amore di Cristo? Solo il peccato. (principio della Sapienza è il Timor del Signore, come dicono le scritture).

    3. vivere nel mondo come famiglia pur non essendo del mondo, ovvero non seguendo le vie del materialismo.

Per realizzare questo organizziamo gruppi di preghiera e condivisione che creano un ambiente ottimo per il dialogo e la crescita spirituale e umana. Pellegrinaggi che aiutano la persona a staccare e fare propositi nuovi per migliorare la vita di fede; campi scuola che aiutano i nostri ragazzi a trovare un'alternativa gioiosa e cristiana alle proposte seducenti del mondo; creazione di libretti, opuscoli per combattere l'ignoranza nelle cose di fede

La nostra è una congregazione che si fonda più sulla condivisione rispetto all’insegnamento.

Inoltre, le nostre porte sono sempre aperte per accogliere chi lo desidera per essere di sostegno, aiuto o semplicemente per condividere.

Anche se la nostra missione non è fondata allo scopo di carità materiale, comunque, siamo di riferimento anche per quelle persone che necessitano di aiuti basilari per la vita. Come: l'assistenza di una famiglia di cieche o di persone abbandonate, la preparazione di piatti caldi come abbiamo fatto per le sentinelle di Luzk, che all'inizio del conflitto non avevano di cosa mangiare.

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Fratel Antonio Marchi

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Santa Maria di Sala (VE), 14.08.1928 

 Castel d'Azzano (VR), 16.01.2021

Missionario Comboniano

 

Eravamo nell’estate del 1949, con don Anselmo, assieme ad un buon gruppo di giovani dell’Azione Cattolica di Asola, siamo andati a Sailetto per tre giorni di ritiro spirituale; lo predicò don Cavagnari. Il tema? La Parabola del figlio prodigo. Mi è rimasta molto impressa la figura del figlio giovane. 
A settembre sono partito per il servizio militare, tre mesi ad Avellino più otto a Belluno. Rimasi sempre legato all’Azione Cattolica anche dove mi trovavo. Il 5 agosto 1950, festa della Madonna della neve: congedo. A casa? Ero in cerca di qualcosa. 
Don Anselmo, quasi ispirato, ha chiamato un padre comboniano a visitare il nostro gruppo-giovani. Ha veramente entusiasmato tutti, me compreso. Anzi, a me qualcosa di più, al punto che in dicembre, d’accordo con mons. Calciolari e don Anselmo, avvenne il discernimento, e fu durante la novena dell’Immacolata. Stavo partecipando tutte le sere alla celebrazione in Cattedrale ad Asola, faceva molto freddo. La sera del 7 rientrando in casa m’è sembrato che Maria mi dicesse VA’! Al mattino, ben presto, ancora di fianco al letto, ho scritto la mia domanda per essere accettato nella Congregazione Comboniana. Mi accompagnò, in gennaio, mons. Calciolari e anche lui si trattenne tre giorni nel noviziato. Ringrazierò sempre il Signore per essere partito e per essere rimasto legato sempre più alla mia Comunità e alla mia Diocesi, attraverso il Centro Missionario e l’amicizia di vari sacerdoti con i quali ci siamo poi ritrovati anche in Brasile con la nostra missione diocesana in São Mateus – Maranhão.

Dal gennaio del 1951 la finalità prima ed ultima: cercare di “vedere Gesù”, ma al plurale “vogliamo vedere Gesù”, ma sempre più. Restai in Italia fino a metà 1968, il più nel veronese e a Thiene (VI). Ma con tempi ben pieni, visitando varie parrocchie per aiutare in varie maniere. Aiutai anche diversi confratelli a partire, sognando, pregando, chiedendo che arrivasse il mio giorno. E a metà del ’68: il Brasile. Sarà assieme ad un vescovo per una nuova diocesi: tutto nuovo. Sono più di 500 comunità, c’è tanto interesse, entusiasmo, disponibilità, fame della Parola, desiderio di apprendere e di manifestare. Novità per noi fratelli: avrò subito la mia comunità, tutta mia, che nei tempi forti parteciperà tra le più numerose. Dopo dieci anni sarò chiamato a collaborare in Seminario, un angolo di cielo, le comunità comboniane e le comunità attorno che con amore servivamo. Ma poi mi viene proposto un altro servizio assieme ad un padre confratello, al Sud del Brasile, in un’arcidiocesi con altre cinque diocesi disponibili per un lavoro di animazione, specialmente fra i giovani. E se faccio brutta figura, mi chiedo? Ci rimette Gesù, ma anche i pastori dopo aver visto Gesù sono corsi a manifestarLo. Nel 1983, ritornando in Brasile dopo una breve pausa, un confratello chiede un compagno poiché è solo, come comboniano, in un’attività itinerante nella ricerca di Indios minacciati da fazendeiros che volevano annientarli. Mi offro. Trovo difficoltà ad essere liberato per questa missione che si rivelerà… meravigliosa! Zaino sulle spalle in cerca della gente più bella del mondo. Mai è passato un giorno senza pensare a quel figlio prodigo e all’attesa del Padre per l’amoroso abbraccio. Resterò sempre con gli Indios, pur spostandomi con loro o per loro. Non mancarono difficoltà, e qui entra il politico, l’economico, il culturale e le strutture interne ed esterne. Sono le pecore, cadute, escluse, forse viste come il figlio prodigo che conviveva coi porci? Posso dire che l’amore, quando c’è Gesù, vede diversamente. O convivenze da sogno, fatiche disumane che danno il senso del vivere, o pericoli di vita dove sempre Lui salva. Potrei scrivere molto, molto, ma sempre poco. Gesù salva. Certo viviamo noi, io, come i due Figli del Padre: ora caduto, ora orgoglioso, ma crescendo sempre più e Lui è il Padre che, a braccia aperte, attende. È la scuola della Missione. Anche noi dobbiamo passare dalla parte della Misericordia. Sentirci perdonati per perdonare; accogliere, cercare, fare nostre le colpe dell’altro. Abbracciare anche quando l’altro si ritrae. Missione è Amore, è amare! Nella Missione si fa sempre più presente il caduto, la vittima di una società di scarto, fratelli usati e abusati. Quasi la figura del Padre buono e misericordioso prende l’abito del Buon Samaritano. È la ricerca del Gesù sfigurato e viene da implorare: Gesù mostrami il Tuo volto… e Gesù si rivela.
Che mi ha distratto, sì distratto si può dire, è stato a Gerusalemme un incontro su Maria nella sua visita; correva all’incontro della cugina Elisabetta: abbraccio, mai dimenticato. Ogni volta che entravo in una Riserva: cosa potevo dire? L’abbraccio è tutto quello che non si può dire, ma si trasmette. Ti amo perché Gesù è con noi. Tutto questo non ha impoverito la forza della Parola: il Padre accogliente, buono, misericordioso mi è sembrato subito unito alla tenerezza materna. Lo Spirito Santo che ci aiuta a mettere insieme tutti i nostri pensieri e le nostre azioni facendoci un tutt’uno per vedere insieme Gesù.
Sono partito dalla parrocchia in comunione. Comunione che ho sempre mantenuta e arricchita con la parrocchia, con vari sacerdoti e gruppi. Amici, benefattori, Centro Missionario e Vescovo, sempre. La forza e il successo della missione è sempre stata tutta forza della Base alla quale devo tutto. 
Da poco più di un anno sono in Italia, a Limone. Si può dire per noi un luogo santo, inquietante, dove tutto ci invita a rivedere, rivivere e ringraziare. Il discernimento del ritorno è stato di sangue, diverso da come mi ero proposto. “Questa è la mia allegria, e Lui è completo. È necessario che Lui cresca ed io diminuisca” cf. Gv. 3, 29-30
Sarà questa mia una filastrocca? Non ho parole ma i miei sentimenti, posso dire incessantemente, sono di gratitudine. A Dio Signore nostro, a tanti, tanti, tanti amici in un’area immensa, qui e in mille posti. Tante persone veramente sante e profetiche che mi hanno aiutato a guardare avanti, arrischiando e donando con generosità la vita.
L’abbraccio più forte a Maria, sempre presente nella mia vita, Lei mi ha insegnato ad abbracciare per sentire e trasmettere. E quel Gesù Cristo cercato sempre per vivere e trasmettere.  Con voi tutti, mia famiglia diocesana, grido: “Vogliamo vedere Gesù!”

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Padre Claudio Bernardi

Bernardi

Sono nato nel 1977 e cresciuto nelle parrocchie “Assunzione della B.V.M. e S. Andrea apostolo” di Asola, che sono ancora il mio punto di riferimento quando rientro in Italia.
Da giovanissimo, nel momento in cui mi stavo un po’ stancando degli ambienti parrocchiali, incontrai i giovani dell’Operazione Mato Grosso che mi invitarono a sporcarmi le mani per chi ha più bisogno. Iniziò per me il cammino più bello ed importante della vita, che mi portò a regalare il tempo, gli sforzi e le energie per gli altri. Prima qua in Italia attraverso il lavoro fisico e tante attività a favore dei poveri (di Perù, Ecuador, Bolivia e Brasile) e la condivisione con tanti altri compagni di strada. E poi mi portò in missione in Ecuador come giovane volontario. 

Le esperienze vissute in missione in mezzo alla gente povera, ai bambini, ai giovani, agli amici dell’OMG e a p. Ugo de Censi mi hanno posto le domande di senso della vita e mi hanno spinto a cercarne la risposta accompagnandomi fino al seminario e al desiderio di poter regalare tutta la vita al Signore e agli altri.
 

Sono parroco di Guangaje, una parrocchia a 4000 m s.l.m. costituita da 37 villaggi, popolata da 8500 persone che vivono in condizioni di estrema povertà. Insieme ai volontari dell’OMG che mi accompagnano e ai collaboratori locali cerchiamo di rispondere alle diverse necessità che la gente vive in modo molto urgente (alimentazione, precarie condizioni abitative, educazione, salute… varie ed eventuali) e di portare avanti tutto il lavoro pastorale (catechesi di bambini e giovani, preparazione pre-sacramentale, celebrazioni eucaristiche, funerali, sacramenti, visite agli ammalati, incontri di preghiera, attività caritative a favore dei più poveri…).
La situazione del Paese è molto complessa dal punto di vista sociale, politico, economico ed anche religioso. L’aspirazione della gente ad avere “qualcosa” in più, ad uscire dalla loro situazione di povertà mi pare che li stia allontanando dai valori più semplici e fondamentali della convivenza umana e cristiana. “Io” sono colui che conta, né gli altri né tantomeno Dio.

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Valentina Gerevini

Valentina

Sono nata nel 1979 e ho sempre vissuto ad Asola. Già da giovanissima ho fatto parte dell’Operazione Mato Grosso.

Per molti anni ho ospitato a Toricueije, vicino alla città di Barra do Garças, nello stato del Mato Grosso in Brasile, alcune bambine provenienti da contesti sociali di disagio, per attività di doposcuola e per periodi di sostituzione/sollievo della famiglia.

Da più di un anno mi sono trasferita in Perù a Piscobamba dove al di là dell'aiuto concreto dato a persone in condizioni di bisogno, l'attività a cui teniamo di più è l’educazione dei bambini e dei giovani. Questa comprende tanto la formazione scolastica e professionale, attraverso il Collegio-laboratorio “Don Bosco” e l'Istituto di educazione tecnologia privata “Don Bosco”, quanto quella umana e religiosa.

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